Di uteri, politica e mercificazioni

Diceva un esilarante Guzzanti in Recital, nei panni di Padre Pizarro illustre teologo, che alla Chiesa la vita umana interessa solo dalla concezione al parto, poi c’è un grandissimo “chissenefrega” fino alla morte, quando assume nuovamente importanza. Per noi che facciamo politica però, il Papa (persino questo Papa che è, a mio giudizio, un grande compagno) è un capo di stato straniero, non un’autorità morale. Ho quindi deciso di dirvi qualcosa sull’utero in politica e le politiche degli uteri, perché ha senso ricordarsi su quale palco stia andando in scena il teatrino della discussione sulla maternità surrogata.

 

  • dibattito pubblico: La maternità surrogata in Italia è vietata. Si è discusso di questo tema solo ed esclusivamente per diffondere il panico intorno ad un tema scomodo, al fine di mettere i bastoni fra le ruote all’approvazione della norma della Stepchild Adoption, ossia l’adozione di un bambino che già c’è, da parte del partner del genitore biologico. Ma quanti bambini già ci sono? Se la pratica della gestazione per altri esiste ed è legale in una qualunque parte del mondo, renderla illegale in Italia vuol dire fare come lo struzzo che mette la testa sotto la sabbia per non vedere il pericolo. A fini legislativi non importa né perché una coppia (etero o gay) scelga di concepire così un figlio, né se abbia pagato o meno per farlo: ciò che importa è che quel bambino esiste, vive ama odia desidera e ha diritto ad una famiglia proprio come tutti i bambini concepiti in qualunque altro modo. Inoltre, negando la stepchild e l’adozione alle coppie omosessuali, si legittima in tutto e per tutto il ricorso a questa pratica da parte di chi si trova nella condizione di non avere in patria un’altra via legale per avere figli.  La politica non è l’arte del discernere cosa è giusto e cosa è sbagliato: è la prassi della regolamentazione della vita in comune. Il diritto di un essere umano ad essere trattato come tale non lede i diritti altrui, semmai vale il contrario. è pieno il mondo di motivi per cui indignarvi: iniziate dalle diseguaglianze economiche causate dal capitale internazionale o dai disastri ambientali e sociali causati dall’avarizia delle multinazionali e vedrete che l’indignazione per i gay che vogliono avere una famiglia vi si ridimensiona subito.
  • mercificazione del corpo: Il capolavoro insperato della contemporaneità, consumista e dedita all’osceno, è l’uomo bianco che va a prostitute, le mette incinta e le molla al loro destino, cornifica la moglie, passa le serate su youporn, acquista prodotti inutili solo perché sponsorizzati con a fianco delle tette, e poi dice che la maternità surrogata non può essere a pagamento perché mercifica il corpo della donna. O il caso (centinaia di casi) del medico obiettore di coscienza, che nel pubblico rifiuta di praticare aborti, ma poi nella sua clinica privata si fa pagare ingenti somme per fare questo ed altro. L’utero in affitto è mercificazione del corpo? può essere, in alcuni casi no, in alcuni casi certamente sì. Ma quello che so è che in tutti i casi, nella storia, il prezzo del nostro utero lo avete sempre deciso voi uomini attraverso la più basilare legge economica: quella della domanda e dell’offerta. Certo, mentre vi masturbate sui video non vi fate un problema di coscienza se gli attori sono stati pagati, e con quali contratti lavorano e con quali tutele, o sì? Certo quando le donne abbandonavano i figli illegittimi davanti ai conventi non vi facevate un problema di coscienza per averle ingravidate, né era (è) un problema che si staccassero dal pargoletto appena nato. Gli italiani sono primi nel mondo per turismo sessuale: dove sono i vostri problemi di coscienza con le minorenni thailandesi? E quando le suffragette manifestavano per il diritto di voto, vi facevate problemi di coscienza nello strappare loro i figli che avevano cresciuto e che amavano, solo perché chiedevano l’eguaglianza?
  • femminismo: a proposito di voti, di recente un Ministro della Repubblica è stata applaudita per essersi tolta una giacca, e ha subito approfittato per infilarci una bella battuta sessista sul fatto di non essere rimasta nuda (sottintendendo: come i maschi presenti in sala avrebbero desiderato). Quante altre volte si è verificata questa scena con un Ministro uomo? A memoria mia: mai. Perché non importa quante quote rosa la politica si possa inventare, gli uomini ritengono degni interlocutori solo gli altri uomini, e il gentil sesso un’utile decorazione. Ad oggi, in politica, salvo rarissimi casi, quasi ogni donna che “ce l’ha fatta” è moglie/figlia/amante di qualcuno (modello Clinton), o ha mostrato più virilità di tanti colleghi materialmente dotati di pene (modello Merkel). Certo l’atteggiamento sessista non è un problema solo degli uomini, tante donne arrivate ai vertici nel pubblico e nel privato hanno dato prova di esser là perché donne e non perché valide, e così facendo lo hanno avvallato. Vi siete però mai chiesti quanti uomini “ce l’hanno fatta” solo perché uomini? Sarebbe il minimo auspicabile che prima di riempirsi la bocca con la sacralità dell’utero, si imparasse a rispettare anche tutto il resto della persona che sta intorno all’utero in questione. Friendly reminder che siamo anche portatrici di idee, aspirazioni, bisogni e intenzioni, e non solo di feti.

Suffragette

  • No: non basta la retorica miei cari, né quella del “bella e brava” né quella del “è preparatissima”. Serve prendere seriamente in considerazione cosa si dice quando una donna parla. Serve pagarla lo stesso salario di un uomo, serve non licenziarla se rimane incinta, serve non condannarla se va a letto con chi le pare. A proposito di mercificazione: le donne della classe media spendono nella loro vita quotidiana molto di più degli uomini della stessa estrazione. Immagino che il bombardamento mediatico con il quale si comunica loro che devono essere belle, smart, madri eccezionali, casalinghe perfette, donne in carriera brillanti, sempre sorridenti, sempre profumate, sempre impeccabili non c’entri assolutamente nulla. Esistono atteggiamenti morali condannabili, esistono pratiche di gestazione di dubbia eticità, ma mentre su tutti questi temi la filosofia si interroga, progredisce, e – se la politica fosse così decente da ascoltarla – consiglia, ci sono alcune cose che non sono in dubbio proprio per niente. Una di queste è l’incredibile ipocrisia del dibattito pubblico italiano. Smascherarla e combatterla è l’unico modo per poi, solo poi, affrontare temi complessi quale è quello della maternità surrogata. Nel frattempo, se proprio volete fare una battaglia di civiltà, fate quella per il diritto alla casa di tutte le famiglie che oggi non possono neanche permettersi un tetto, quella per l’eguaglianza dei salari per la stessa mansione fra donne e uomini o fra giovani e adulti, quella per la protezione dei bambini che arrivano in fuga dalla guerra e dall’ISIS, e quella per un sistema economico che non costringa a prostituirsi o ad affittare l’utero ma dia opportunità di lavoro ed emancipazione a tutti e tutte. Insomma, sarebbe meglio se pensaste a come rendere migliore la vita agli uteri che conoscete, invece che blaterare su quelli da far diventare “reato universale”.

Immaginatevi un mondo nel quale ogni donna possa disporre del proprio corpo come desidera, un mondo nel quale non esista la costrizione a prostituirsi e affittare e vendere organi. Un mondo nel quale ogni nuovo nato abbia pari cittadinanza e dignità. Ora, come si suol dire “se avete le palle”, costruiamolo insieme.

Rosa Fioravante

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