Non è la nostra guerra

Sconforto. Se dovessimo pensare all’emozione che meglio ci descrive dopo i fatti di Parigi.

8 Terroristi con Kalashnikov, giubbotti esplosivi, un ottimo addestramento e determinazione. 5 obbiettivi nella capitale francese e 33 minuti per completare l’operazione. 130 morti, 352 feriti di cui 99 in gravissime condizioni.

Bersaglio “simbolico” della strage: il tempo libero, nel modo che gli occidentali hanno di spenderlo.

Notiamo che il dibattito pubblico legge e valuta l’accaduto esclusivamente in chiave geo-politica: l’ISIS ci ha attaccato nuovamente, ha portato l’orrore nel cuore del nostro continente, da dove viene questa guerra, perchè e come combatterla.

Vediamo anche che ci si divide, prevalentemente, su due interpretazioni:

  • Conservatrice: siamo nel pieno di uno scontro di civiltà, dobbiamo alzare mura culturali e geografiche per proteggerci, preparandoci ad andare militarmente al cuore del problema per sradicarlo.
  • Progressista: terroristi ed islamici sono due cose diverse, non possiamo rinunciare ad una prospettiva liberale e multi-etnica, adoperiamoci per gestire in sicurezza i flussi migratori; i più accorti dicono lavoriamo attraverso l’intelligence per prevenire gli attentati e costruiamo un’intesa diplomatica con Russa, Cina e Iran in grado di ridisegnare gli equilibri dell’area iraqueno-siriana e metterla in sicurezza con un’operazione militare condivisa, e prevalentemente indiretta (sostenendo i soggetti anti-ISIS già presenti sul territorio).

Dovendo esprimerci chiaramente condividiamo la seconda linea di pensiero.

Visto in questa prospettiva, indipendentemente da quale delle due posizioni si scelga, esiste un noi, un nemico ed una guerra.

Il NEMICO

L’Identità del terroristafilm-banlieue-noisey

“Ha un nome ed un’indentita precisa uno dei tre kamikaze che si e’ fatto saltare in aria venerdi’ sera alla sala concerti Bataclan, uccidendo 89 persone. E’ stato identificato dal procutatore di Parigi Francois Molins nel 29enne Omar Ismail Mostefai il deliquente macchiatosi di crimini comuni prima di convertirsi al’islam radicale. Mostefai e’ stato identificato grazie all’impronta digitale del dito indice, unica porzione del suo copro rimasta intatta dopo che ha azionato il giubetto esplosivo che celava sotto i vestiti. Nato il 21 novembre 1985 nel povero sobborgo parigino di Courcouronnes, Mostefai e’ stato condannato per 8 reati non gravi tra il 2004 ed il 2010 ma non ha mai passato un giorno in cella. Il procuratore Molins ha speigato che Mostefai era stato identificato dalla polizia come un obiettivo ad alta priorita’ come estremista radicalizzati nel 2010 ma “non era mai stati implicato in un inchiesta sul terrorismo” prima della strage di venerdi. Gli inquirenti stanno cercando di scoprire se abbia viaggiato in Siria per addestrarsi ed unirsi ad Isis. Il padre ed il fratello 34enne sono stati arrestati. Quest’ultimo si e’ presentato spontaneamente alla polizia dopo aver saputo del ruolo del fratello nella carneficina. Al fratello risulta solo una viaggio in Algeria, anche se aveva rotto i rapporti con Mostefai, che frequentava una moschea a Luce, vicino a Chartres, nellz zona sud-occidentale di Paris. Fonti investigative citate dalla rete all news francese Bfmtv sottolineano che Mostefai era registrato negli elenchi dei servizi segreti come estremista islamico radicalizzato ma non era sotto posto ad alcun tipo di sorveglianza. Nel 2013 era andato in Turchia, punto di passaggio obbligato per raggiungere la Siria dove si sarebbe spostato l’anno successivo. La famiglia era originaria dell’Algeria, il Paese da cui era partito il padre per lavorare e cercare una vita migliore in Francia.”
A guardare bene, in questo identikit compare un ragazzo, francese, delinquentello di periferia, che a 25 anni trova qualcosa che gli cambia la vita.
E’ nato tra noi, è cresciuto tra noi, ed ha studiato nelle nostre scuole. Avrà probabilmente cantato la marseilleis, tifato una squadra di calcio, provato a rimorchiare ragazze in discoteca, preso sbornie e fumato marijuana. Sarà stato trascinato dalla miseria e l’ignoranza nella piccola malavita di periferia, sognando di fare il colpaccio e guadagnarsi la sua fettina di Costa Azzurra in cui invecchiare.
Poi a 25 anni ha trovato qualcosa che era più convincente. In soli 5 ha stravolto la sua esistenza fino a sacrificarla.
Qui non stiamo parlando, quindi, di una persona che viene in armi da un’altra cultura per combatterci, parliamo di uno di noi
che sceglie di diventare il nostro nemico.
come può la prospettiva della jhiad essere più appetibile dello stile di vita libero e liberale degli occidentali?
NOI
Noi, Occidente tradito da questo ragazzo, ferito da questo ragazzo, siamo quelli che hanno inventato la democrazia, cristiani, orgogliosi dello stato di diritto…

Chi vogliamo prendere in giro?

Metà della popolazione in tutti gli stati d’occidente rinuncia al diritto di voto, e le poche volte che decide contro gli interessi economici che han ridotto quegli stessi popoli alla fame, la loro scelta viene prontamente reindirizzata attraverso equilibri istituzionali diversi da quelli usciti dalle urne.

Proprio quelle nostre istituzioni, sono poi così imbevute di valori cristiani che i governi europei han potuto impunemente lasciar annegare migliaia di persone che scappavano dalla fame e dalla violenza (anche e soprattutto quella dell’ISIS) senza soccorrerle; istituzioni di popoli talmente misericordiosi che si son potuti alzare muri di filo spinato e sparare sulle folle di disperati. Noi, che queste istituzioni le abitiamo, tolleriamo che a distanza di mesi ancora non riescano ad accordarsi su dove piazzare i sopravvissuti (un numero irrisorio a confronto del totale dei cittadini europei).

Infine, il nostro stato di diritto è anche quello che consente alla polizia, a Genova, nel 2001, di sequestrare, massacrare di botte e torturare decine di ragazzi innocenti senza che nessuno mai tra quegli aguzzini venga condannato.

Il jhiadista dei fatti di Parigi del resto, come tutti i ragazzi delle banlieue, lo sapeva bene cos’è la prepotenza della polizia, quanto è distante da loro la politica, quanto sia inutile la libertà garantita su carta se non si arriva a fine mese e non si ha una speranza di vita dignitosa, quanto sia difficile trovare un lavoro onesto, superare la discriminazione ed il disprezzo.

Questa è la civiltà occidentale per ragazzi come lui. Ed è un miracolo che siano ancora così pochi ad averla abbandonata.

LA NOSTRA GUERRA

Ecco perchè questa non è la nostra guerra. Non ci riconosciamo in questo Noi. Proprio come quel ragazzo, di questa civiltà occidentale vediamo e viviamo tutte le storture, le contraddizioni, l’infelicità che causa.

Questa civiltà ha creato anche l’atomismo, l’individualismo a cui si risponde cercando il ritorno alla fede, a quell’oppio dei popoli che promette un’emancipazione così diversa da quella promessa da comunismo e socialismo, ideologie che proprio questa civiltà si vanta di aver sconfitto.

il nemico non combatte le storture occidentali, benché la sua retorica lo affermi, le usa: usa twitter, usa i video e gli smartphone. Usa quegli strumenti tecnologici che se non si è alfabetizzati a sufficienza servono per la propaganda e il reclutamento.  Ma abbina a quei mezzi di comunicazione nuovi messaggi antichi e un fine alto, usa proprio quei mezzi che in occidente sono così spesso fonte di maggiore atomizzazione ed espressione di consumismo, per veicolare un messaggio di “tradizione”, di ordine sociale. 

Non ci si può difendere dall’uomo nero senza costruire una civiltà che sia davvero degna di questo nome: garantendo a tutti una casa, un lavoro, l’istruzione, il diritto alla salute e la partecipazione sociale e politica per una democrazia che sia reale.

In Francia oggi si temono i disordini che potrebbe provocare una crescita del Front National, specialmente nelle periferie di quella Parigi ferita, fino ad arrivare al timore di “spedizioni punitive” contro musulmani estranei alla jhiad, ma possibili obiettivi di attacchi solo in virtù della propria fede o provenienza. Le periferie tanto brutte quanto scintillanti sono le città di questo nostro occidente, simbolo della distanza che divide privilegiati e diseredati.

Non vogliamo combattere e dividerci per la fede, per l’etnia o la nazionalità. L’unica divisione che ci pare reale è tra chi possiede troppo e chi troppo poco. E l’unico conflitto accettabile è tra queste due parti. Chi combatte questa battaglia ha già sconfitto la retorica dello Stato Islamico sul martirio religioso e quella degli occidentali in guerra contro il terrore, perchè sa che, in fin dei conti, dopo le stragi, le guerre, le foto dei profili di facebook e i morti di ogni colore, ciò che rimane è la cruda vita reale con pochi privilegiati che stanno sopra ad una massa di povera gente da spremere e mandare in guerra.

Paris Peace

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