Radicalizzazioni

Negli Stati Uniti d’America stiamo assistendo alle campagne elettorali per le primarie dei due partiti che si contendono il governo del Paese: Democratico e Repubblicano.

Questi due soggetti politici, dalla lunghissima e tortuosa storia, presentano, in occasione di questa contesa elettorale interna, un comune denominatore: in entrambi si gioca una partita tra “sistema” ed “anti-sistema”.

Negli USA è impossibile parlare di “antagonismo” come lo intendiamo in Europa: le realtà di estrema sinistra e di estrema destra sono realmente marginali (anche se non meno pericolose). Eppure esiste un sentimento crescente di insofferenza nei confronti di un ceto politico incancrenito, immobile, asservito al poteri delle lobby.

Sentimento che ha preso coscienza e maturità col picchiare duro della crisi economica e si è materializzato nelle candidature di due outsider: Bernie Sanders nel Partito Democratico e Donald Trump in quello Repubblicano.

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Non si tratta di uno spirito “antagonista”, ma nemmeno di “anti-politica”. Non sono infatti candidature che incarnano una nebulosa “società civile”, con tutta la retorica di onestà, trasparenza, qualunquismo, che sospingono quel genere di movimenti politici.

Si tratta, più che altro, di alterità nei confronti dell’establishment. Di due proposte radicali e critiche nei confronti dei rispettivi partiti e del sistema di potere che incarnano.

Polarizzazione politica negli USA

Questa ricerca del PEW Reasearch Center, mostra come, dal ’94 ad oggi, elettori ed attivisti dei due partiti americani si siano radicalizzati sulle loro posizioni. In media, chi si definisce “liberal” è molto più a sinistra di vent’anni fa. Chi invece ha una fede “conservatrice”, si è spostato a destra.

Da dove nasce questa polarizzazione che ha portato alle candidature di Sanders e Trump? Come e perchè ha preso forma questo sentimento da loro raccolto e rappresentato?

L’interpretazione che diamo parte dagli anni ’90, quando l’intero ceto politico ha cominciato una “corsa verso il centro” per accaparrarsi i voti dei “moderati” (considerati la chiave per la vittoria elettorale) e una volta arrivata, ci si è impantanata.

50 sfumature di palude

Un pantano ideologico in cui si sono persi i ceti sociali di riferimento e gli obbiettivi a lungo termine.

Al centro si sono mischiate le carte, i colori, i supporter e le responsabilità… Parole d’ordine deboli e proposte politiche simili. Tutte sotto il dogma del liberismo e della subalternità al potere economico.

Da lì discende l’immagine dei politici tutti uguali, tutte egualmente corrotti. Un corpo politico in cui a fare la differenza è l’individuo con la sua capacità di apparire “meno peggio”, onesto, concreto.

Si è consolidato nell’ultimo ventennio, quindi, un establishment che rappresenta tutte le sfumature di un grigio ideologico, incapace di far deviare, o di far evolvere, la traiettoria impressa al sistema dal duo Tatcher-Regan nei lontani anni ’80.

La crisi economica, però, ha evidenziato errori ed orrori di quel sistema, di quel grigio, affondando il colpo nella carne viva della classe media americana.

Non solo questione di discontinuità

Dal 2008, con l’esplodere della crisi, le persone si aspettano una politica che risolva i problemi strutturali dell’economia e della società. Una politica di discontinuità forte, un approccio radicale.

Non è quindi il bisogno limitato ad un ricambio generazionale della classe dirigente, è il desiderio di trovare una “visione” nuova che accompagni un nuovo ceto politico.

Ecco che la polarizzazione verso gli “estremi” è ricerca di nuovi (o riscoperti) orizzonti ideologici, come antidoto alla crisi economica, morale, sociale e culturale del modello americano. Accompagnati da politici di dimostrata coerenza e senza macchie di “grigio” alle spalle.

 Ragioni sociali

Questa deriva radicale pare fisiologica non solo per ragioni prettamente politiche: la crisi economica, massacrando la middle class, avvicinando tantissime famiglie ed individui alle soglie di povertà, ha scavato un solco lampante tra l’1% più ricco e tutti gli altri sempre più poveri, sempre meno predisposti ad accettare soluzioni e linguaggi “moderati”.

Se infatti è vero che il XX° Secolo è stato il trionfo dei sistemi democratici in occidente, è anche vero che contemporaneamente è stato il secolo della comparsa di un ceto sociale del tutto inedito: la classe media patrimoniale. Quel 40% di persone che stanno tra il 10% più ricco ed il 50% più povero. Quelle insomma che chiamiamo “benestanti”, i quali hanno la possibilità di accumulare ricchezze col risparmio tali da garantire un patrimonio (tra i 200.000 ed i 400.000 Eur) da trasmettere ai discendenti.

Questo ceto sociale, negli USA, ha rappresentato e rappresenta il nervo dell’elettorato e dell’opinione pubblica. Un nervo (mediamente) “moderato” e affezionato ai toni pacati, ai tradizionali valori americani di libertà e individualismo, concorrenza e merito.

E’ nella sua erosione che, sempre a parer nostro, possiamo trovare le ragioni di una “fuga verso gli estremi” da parte di pezzi consistenti di elettorato. Le ragioni più profonde di fenomeni politici come Trump e Sanders, impensabili fino a qualche anno fa in America.

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