Contrattazione collettiva: questa (moribonda) sconosciuta.

Rimbalzano, timidamente, le voci e le notizie sulla riforma della contrattazione collettiva e della rappresentanza sindacale.

Senza dubbio l’autunno è già pieno di cose che cadono: le foglie, Marino, l’impianto costituzionale… Ma ci interessa (e spaventa), ancora di più, quella partita a tre (governo, imprenditori, sindacati) che si sta giocando in queste settimane e che riguarda proprio l’assetto cardine del nostro sistema lavorativo: i contratti collettivi nazionali del lavoro (CCNL).

Una partita nella quale, sembra, volerci scappare il morto.

Proviamo ad immaginarci detective e indagare vittime, colpevoli e movente di questo potenziale delitto.

IDENTIKIT DELLE VITTIME: lavoratore_t

CCNL

“Dimmi cosa fai e ti dirò chi sei”… A seconda delle mansioni per cui vieni assunto e del settore in cui opera il tuo datore di lavoro, ti viene appiccicata un’etichetta con scritto: CCNL X, livello Y (CCNL Commercio, 4° livello, è l’etichetta che si porta dietro un cassiere del supermercato, ad esempio).

Quell’etichetta stabilisce i minimi termini, in tutta Italia, per ogni lavoratore che la possiede, in materia di fruizione di diritti (ferie, malattia, permessi, ecc.) e di retribuzione. In altre parole si può dire che un cassiere di supermercato ad Imola avrà un’inquadramento contrattuale che parte da una base minima uguale a quello di uno a Messina. Con tutto ciò che ne consegue: guadagneranno uguale (se assunti al minimo della retribuzione possibile) e avranno uguale fruizione in materia di diritti (lo stesso numero di giorni di ferie all’anno, lo stesso trattamento in caso di malattia, ecc.).

Esiste una “etichetta”, cioè un CCNL ed un livello collegato, per ogni tipo di lavoro dipendente che esiste nel nostro paese… Il che rende uguale la base minima di trattamento per tutti i lavoratori, in tutta Italia, che fanno quello stesso tipo di lavoro.

Chi ha forgiato questi giganti misteriosi che regolano la nostra vita lavorativa quotidiana? Chi ha il potere di aggiornarli e modificarli?

Nascono e sono frutto della “contrattazione collettiva”. Essa li genera e li modifica.

CONTRATTAZIONE COLLETTIVA

“Uno e tre, per rappresentarli tutti”… La contrattazione collettiva, infatti, non è altro che un confronto tra i tre sindacati “maggiormente rappresentativi” (CGIL-CISL-UIL), con le associazioni di categoria ( Confindustria nel caso degli industriali, Confcommercio per il terziario, ecc.).

Dall’accordo tra sindacati e associazioni di categoria escono i CCNL che valgono per tutti.

MOVENTE, ovvero: pedenarorchè uccidere la contrattazione collettiva.

Per capire il perchè qualcuno potrebbe voler “far fuori” la contrattazione collettiva ed i CCNL, proviamo per un istante ad immaginarci il nostro Paese senza questo sistema:

esisterebbe un salario minimo, calcolato per evitare compensi che non rendano possibile la sussistenza, una garanzia minima di diritti (ferie, malattia, ecc.) uguale per tutti e stabilita per legge, poi, ognun per sé e Dio per chi ci crede.

Il lavoratore sarebbe solo, davanti al datore di lavoro, a concordare le proprie condizioni di assunzione, partendo da un foglio bianco. A condizionare quel foglio: il mercato, la legge della domanda e dell’offerta. “Quante persone come te, io potrei assumere a fare quel lavoro e che mi chiederebbero meno soldi pur di avercelo?”

In un periodo di crisi nera, come quello che stiamo vivendo, è ovvio che gli stipendi crollerebbero perchè ci sono troppe persone disposte a tutto, pur di poter lavorare. Disposte a farsi assumere per una miseria, pur di portarla a casa.

Combinato al JOBS ACT, questo sistema, da al datore di lavoro la possibilità di trattare individualmente coi lavoratori le loro condizioni di assunzione in base al mercato e licenziarli come e quando vuole. Un arbitrio quasi totale.

Cui prodest? A chi giova un modello simile? Ovviamente agli imprenditori…Ai “pochi” insomma. A perderci saranno i “tanti”, divisi in due categorie: quelli che già lavorano (da dipendenti e in regola), che dovranno bussare all’ufficio del capo per rinegoziare a ribasso il loro stipendio onde evitare di essere soppiantati da disoccupati alla disperata ricerca. E quelli che lavorano già adesso per una miseria (finte partita IVA, CO.CO.PRO, lavoratori in nero) o che non lavorano, perchè non potranno mai più ambire a condizioni dignitose.

IL COLPEVOLE: macapitalistandante e sicario.

L’indagine sta per concludersi. Le carte sono scoperte: abbiamo una vittima (la contrattazione collettiva ed i lavoratori/disoccupati) ed un movente (completare la liberalizzazione del mercato del lavoro, iniziata col JOBS ACT, scatenando la contrattazione individuale a ribasso… In altre parole: permettere ai datori di lavoro di assumere pagando quanto vogliono e licenziando quando vogliono).

I colpevoli non possono che essere gli industriali, i capitalisti, i padroni, i ricchi, gli investitori stranieri. Gli unici che ci guadagnano da un delitto simile.

Ma fanno da soli o qualcuno li aiuta?

Io credo che loro siano i mandanti del delitto, mentre è un’altro a sporcarsi le mani… Il governo. Si perchè il gioco è chiaro: il governo dice ad imprenditori e sindacati di sedersi ad un tavolo per riscrivere le regole del gioco (riformare la contrattazione collettiva), i primi rifiutano caparbiamente ogni concessione facendo inasprire la trattativa e tirandola per le lunghe. Il governo si spazientisce e, strizzando l’occhiolino agli imprenditori, dice:”Va bene ci penso io”. Straccia i CCNL e la contrattazione collettiva proiettandoci nello scenario sopra dipinto.

NOTE DI INDAGINE:

Questa vicenda potrebbe chiudere definitivamente la parabola dei “corpi intermedi”. Senza la contrattazione collettiva infatti il loro ruolo “istituzionale” viene meno.

Del resto, sia Confindustria e le altre associazioni di categoria, sia la CGIL e gli altri sindacati, rappresentano sempre meno imprenditori e lavoratori. Sono sempre più carrozzoni oscuri, in preda alle lotte intestine ed alle dinamiche di interesse di pezzetti e pezzettini.

Come per il cittadino, che sente estranee le scelte della politica perchè non trova rappresentanza nell’offerta partitica, il lavoratore sente estranei i frutti di una contrattazione che, seppur va a normare le sue condizioni di lavoro, è condotta da un sindacato in cui non si riconosce, o di cui ignora persino l’esistenza.

E’ palese quindi che il sistema, così, non fosse giusto andasse avanti.

Inoltre la crisi occupazionale è violenta e gravissima. Tantissimi lavoratori sono esclusi dalla tutele del lavoro dipendente nonostante lo svolgano (perchè finte partite IVA, perchè CO.CO.PRO, perchè perenni stagisti ecc.) e l’offerta di lavoro è ridottissima perchè mancano gli investimenti.

Flessibilizzare, disporre poche tutele uguali per tutti e lasciare il resto (la retribuzione in primis) in mano al mercato facendo pure pagare meno tasse a chi assume (la decontribuzione già varata dal governo), sembra essere la strategia di Renzi per cercare di rilanciare l’economia e l’occupazione. Questa strada vedrebbe una grande flessione a ribasso dei salari e delle condizioni di lavoro, un ulteriore step di precarizzazione, fino alla ripresa economica dovuta alla competività acquisita grazie all’abbattimento dei costi e delle tutele.

Ci sentiremo dire che era inevitabile, che c’era bisogno di un sacrificio di tutti, che “il sindacato chi?”, che “tanto anche ora sono sfruttato, malpagato e frustrato…”.

Ma è davvero l’unica scelta possibile?

Assolutamente NO.

Perchè se è vero che la crisi di rappresentanza del sindacato se la deve risolvere il sindacato stesso, riformandosi, è anche vero che un aumento di competitività si può ottenere grazie all’investimento sulla qualità, la produttività, la tecnologia. E se sei al governo, tutto questo, lo puoi fare tramite le politiche sull’istruzione e la ricerca, le infrastrutture ed i trasporti, l’informatizzazione, la semplificazione burocratica, l’efficientamento del sistema giudiziario.

Se per giunta ti definisci di “Sinistra”, per oliare la produttività e la qualità, costruisci attorno al lavoratore un sistema di diritti, tutele, servizi, che gli rendano la qualità della vita più alta possibile.

Infine, per coagulare risorse economiche a finanziamento del welfare state e dei servizi, imposti la fiscalità in maniera fortemente progressiva, andando a drenare ricchezza da chi la possiede ed alleggerendo la pressione sulle fasce basse e medie. Ridurre, insomma, la forbice tra ricchi e poveri, rimpolpando la classe media, combattendo la povertà, riducendo la disugugaglianza.

KONICA MINOLTA DIGITAL CAMERA

Questo farebbe un governo di sinistra trovandosi al bivio in cui si trova Renzi.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...