Per centoundici giorni han detto “non siamo in vendita”

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La National Gallery di Londra, con il suo colonnato prospiciente su Trafalgar Square, è uno dei musei più importanti e affascinanti d’Europa. Lì si possono ammirare opere di Leonardo da Vinci e Turner, Botticelli e Rembrandt, insieme a tanti tanti altri, disposte in un edificio di eccezionale bellezza architettonico-stilistica.

Se foste passati di lì durante gli ultimi 111 giorni, avreste avuto l’occasione di assistere anche ad una performance non così diffusa di questi tempi, titolo: “lavoratori che difendono i propri diritti”.

cropped-cropped-banner1400 (su 600) dipendenti della National Gallery hanno infatti incrociato le braccia dopo l’annuncio della volontà di appaltare ad un privato la gestione della sicurezza e dello staff all’interno del museo. Lo sciopero è stato proclamato per difendere le condizioni contrattuali dei lavoratori nel passaggio fra la gestione pubblica e quella privata e la convinzione che un privato non possa vigilare adeguatamente su opere d’arte patrimonio dell’umanità, nè gestire adeguatamente lo staff che si occupa di amministrare e salvaguardare il buon funzionamento di un museo di tale rilevanza culturale.

Lunedì torneranno a lavorare. Sono state assicurate loro condizioni contrattuali dignitose, il reintegro di una rappresentante dei lavoratori licenziata durante le manifestazioni.  I rapporti con il nuovo direttore della Galleria, Gabriele Finaldi, sembrano buoni.
L’opinione pubblica inglese ha reagito in modo modesto ma significativo. son state raccolte 130000 firme di sostegno alla petizione contro la privatizzazione.

Join the Campaign to defend our museums and galleries and say no to privatisation at the National Gallery

We call for:
• The National Gallery to remain a public service and the privatisation to be halted.
• The Culture, Media and Sport Select Committee to review the running of the Gallery.

https://you.38degrees.org.uk/petitions/no-privatisation-at-national-gallery

jeremycorbynAi lavoratori in sciopero è pervenuta la solidarietà di Jeremy Corbyn, nuovo leader del Labour Party inglese. Egli si è recato a Trafalgar Square a sostenere Candy Udwin che era stata ingiustamente licenziata durante le proteste. Ha rinnovato il suo sostegno ai lavoratori in lotta e la sua strenua opposizione ai tagli che il governo conservatore sta facendo al settore culturale.

Ci dicono che è un’epoca di crisi dei valori, ma noi non ci crediamo: scegliere di stare dalla parte giusta non è mai stato così semplice.

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